Una Balena al Quirinale

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Oggi ho avuto uno degli onori più grandi della mia vita professionale, ho fatto parte di una delegazione che ha ricevuto i complimenti per un lavoro che ha svolto bene e con cura, dal Presidente della Repubblica in persona. Non capita tutti i giorni, vero?

Chi ha visto le foto su Facebook sa che questa mattina sono stato a Roma con una delegazione della Fondazione Pubblicità Progresso per essere ricevuto al Quirinale. Con me nella rappresentanza del superteam di creativi che ha realizzato la campagna, Andrea Concato, il fido hagakuriano Alberto Monti, Giovanni Bedeschi, Claudio Gallinella e Roberto Fiamenghi per una giornata davvero speciale e fuori dal comune.

matteo righi alberto monti

Alle 12 siamo stati ricevuti nella meravigliosa Sala degli Specchi e Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso, ha illustrato al Presidente Napolitano l’attività della Fondazione e i risultati della campagna a favore della donazione degli organi e dei tessuti.
Se non ricordate doniamo.org, ne ho parlato qui.

La campagna – innovativa dal punto di vista dell’integrazione dei media (print, tv, internet e social network) – ha prodotto risultati davvero significativi: 44.000 nuovi donatori AIDO in 2 anni di online.

Un progetto ben studiato, con meccanismi capaci di condurre gradualmente i cittadini a comprendere l’importanza di una scelta come quella promossa dalla campagna: fare in modo che non siano i nostri cari a dover decidere se donare gli organi o no, ma che siamo noi a deciderlo tesserandoci all’AIDO in anticipo, evitando alle nostre famiglie ulteriori pensieri in un momento così difficile.

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E’ stato un onore partecipare a questo progetto insieme a un team di veri professionisti; ricevere i complimenti e l’incoraggiamento del “Prez”, qualcosa che non dimenticherò mai.
Un esperienza bellissima che si chiude nel modo migliore.

Oggi sono contento di fare questo lavoro.
(E anche di aver camminato sul tappeto più grande d’Europa)!

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Immagini tratte dal sito del Quirinale. Video tratto dal Canale Youtube della Presidenza del Consiglio.

Politica e Graphic design: l’esperienza “leggera” della Fabbrica del Programma.

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In questo periodo pre-elettorale, mi torna in mente La Fabbrica del Programma il capannone che Romano Prodi inaugurò il 16 febbraio 2005 e che per 14 mesi servì come base per la creazione partecipativa del programma per le elezioni politiche del 2006 che videro vincente la coalizione de L’Unione. Mi occupai del progetto grafico e fu uno un’esperienza professionale molto interessante.

Alla presentazione dei simboli elettorali poche settimane fa abbiamo avuto la conferma che graphic design e politica difficilmente vanno d’accordo ma qualche volta creano invece un connubbio perfetto. Quello che vi voglio raccontare rieditando il post che Carlo Branzaglia scrisse per la rubrica SDZ del sito di Aiap, è un progetto che è riuscito a coniugare gli elementi organizzativi con un progetto grafico innovativo, ben connotato e coerente.

Se poi avrete la pazienza di arrivare al termine di questo post, vi racconterò una curiosità, il vero motivo per cui L’Unione scelse il colore giallo per rappresentare la colazione nelle manifestazioni di piazza e nel famoso TIR di Prodi. Colore mai usato prima da nessuna coalizione.

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La Fabbrica del Programma
di Carlo Branzaglia

da SocialDesigneZine di Aiap, 28 aprile 2005

Il graphic design applicato all’immagine dei partiti e dei movimenti politici è sempre stato argomento dibattuto, nel bene (raro) o nel male (frequente). L’occasione ci viene questa volta da la Fabbrica del Programma di Romano Prodi, capannone alle porta di Bologna, ormai attivo a pieno regime, destinato a raccogliere e discutere spunti ed idee di movimenti o singole persone. Un’idea cara a Prodi, che già nella campagna che portò alla sua elezione (quando gli fu consulente, fra gli altri, Roberto Grandi) aveva mirato al coinvolgimento e al contatto diretto con la “gente”.
Nel caso della Fabbrica, risalta il lavoro di coordinazione fra gestione degli spazi interni e programma di comunicazione, organizzati secondo un principio unitario, d’altronde fondamentale per garantire accesso e gestione in uno spazio che si qualifica dal nome steso come incubatorio produttivo di idee e progetti.

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In venti giorni di tempo, due giovani architetti milanesi (Federico Zanfi e Filippo Poli) hanno impostato gli 820 metri quadri interni impostando uno spazio di gestione, uno di riunione (assembleare) e uno esterno di accesso; lavorando a stretto contatto con Matteo Righi (Balena Corporation), a sua volta coadiuvato da Georgia Matteini Palmerini, che si è occupato del progetto di comunicazione.

Il problema era evidente: una identità “in fieri”, aperta, definita dallo stesso lavoro svolto da questa macchina del pensiero; e una accessibilità emotiva oltre che funzionale, in quanto atta non solo a dirimere i meccanismi interni ma in primis a fare entrare fisicamente gli interlocutori nel progetto.

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Righi ha camminato con sicurezza, e leggerezza, su questo crinale. Ricorrendo a un sistema modulare, ispirato allo stencil, capace di gestire l’applicazione dei codici formali e cromatici dell’identità, a cominciare dal marchio; e nello stesso tempo di renderla accessibile e colloquiale, benché molto precisa proprio nella sua funzione segnaletica, con l’intervento di colori vivaci e di pittogrammi ragionevolmente giocosi.

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Non stupiscono, questa sicurezza e questa leggerezza. Non tanto per la lunga esperienza di Righi, prima con Mollusco & Balena, poi con Balena Corporation. Quanto per la varietà della medesima, vissuta con molta modestia, e molto mestiere, intendendo questa parola proprio nell’accezione inglese di craft: mestiere, appunto, ma nel senso anche di destrezza.
Righi è socio AIAP, ma anche consigliere nazionale dell Art Directors Club Italiano. Ha lavorato su qualunque supporto, dal design di prodotto al web, passando per il cartaceo. Si è confrontato con clienti di ogni tipo (dal parrucchiere Orea Malià a Pavarotti International); passando da occasioni assolutamente “mass oriented” ad altre praticamente underground. E non ha mai attirato su di sè particolari attenzioni, nonostante qualche bel premio nello scaffale.

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Forse è anche uno spunto per riflettere su valore e qualità del progetto grafico odierno, sospeso fra il suo essere “dappertutto” (come diceva la Carta del Progetto Grafico) e le tentazioni di un piccolo star system che trova visibilità in conferenze e pagine di riviste di settore. Uno star system soprattutto internazionale che rischia di ritrovarsi talora con le stesse (bellissime) presentazioni di conferenza in conferenza; magari aggiornate con la foto della tappa precedente. Che in Italia si restringe a quei dodici/tredici nomi, non solo fra i maestri ma anche e soprattutto fra le generazioni di mezzo e i più giovani, presenti qualunque cosa facciano sulle scarse finestre sul settore.
Il che non fa male a nessuno, sicuro. Salvo ricordarsi che il progetto grafico, oltre ad essere realmente dappertutto, è qualcosa che ha a che fare con la realtà quotidiana, con la gente che la pratica. E che è una attività di servizio, che, guarda un po’, nonostante il massiccio impiego di tecnologie deve forse proprio ricordare la sua dimensione di “mestiere”. Per non essere un’altro futile strumento di produzione automatica di simulacri.

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Ma perchè il Tir di Prodi era giallo?

La sinistra storica si è sempre connotata con il colore rosso, i berlusconiani con l’azzurro, la lega con il verde. Perchè L’Unione scelse il giallo per la campagna elettorale 2005/2006?

Alcuni sostenevano che era perchè c’erano di mezzo i cinesi. Altri pensavano a Cori Aquino ma anche che fosse un omaggio a Pantani. In realta il giallo fu scelto a causa di un tubo giallo in PVC che percorreva tutte le pareti del capannone. Era sicuramente l’elemento più evidente in quello spazio color bianco e cemento.

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Nella foto il capannone il giorno del sopralluogo insieme ai giovani architetti milanesi in Via Rimini venti giorni prima dell’inaugurazione. Da dove proviene il tocco d’arancione ve lo spiegate da soli, vero?!
Non potevamo fare grandi interventi, non potevamo cambiare i colori di quanto già era presente nell’ambiente, come il colore di pareti e pavimenti o gli elementi che ne facevano parte, tubi in PVC e impianto di diffusione dell’aria compresi. Non potevamo cambiare nulla ma la prendemmo come fonte d’ispirazione per il progetto. E la scelta obbligata dei colori divenne la fonte di ispirazione per realizzare un progetto che voleva mettere al centro la perfetta sintonia grafica e architettonica, lasciandosi andare alla massima contaminazione possibile.

E così la zona dove avvenivano gli incontri di studio, così come la redazione Internet e il logo, si colorarono di giallo e la zona delle conferenze e il tappeto che guidavano l’accesso diventarono arancioni. Il verde, unico colore aggiunto utile per identificare l’area dello studio televisivo arrivo a contaminare il colore verde del logo nei monitor come a identificare la natura del media stesso. Il logo è l’espressione massima di questo sodalizio creativo, in quanto l’architettura ne prende parte e si sposa in maniera indelebile all’immagine grafica. E non stiamo parlando di colori.

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La Fabbrica del Programma
Via Rimini (zona Croce Coperta – Corticella), Bologna

Dati dimensionali:
superficie esterna: 1320 mq.
superficie interna lorda di pavimento 820 mq.(di cui circa 550 mq. di spazio per incontri e riunioni)

Progetto d’allestimento:
Filippo Poli+Federico Zanfi architetti (con la collaborazione di Mario Filippetto e Maurizio Targa)

Progetto grafico:
Matteo Righi (con la collaborazione di Georgia Matteini Palmerini)

Siete stanchi dei soliti biglietti d’auguri natalizi? Provate con gli Hagauguri.

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Se siete stanchi dei soliti bigliettini d’auguri natalizi la soluzione la offre Hagakure, digital agency specializzata in progetti di comunicazione sui Social Media. Con il “generatore random di auguri” di Hagakure, infatti, i consueti messaggi di Buone Feste diventano originali, autoironici e condivisibili via Facebook, Twitter, Google+, Pinterest o email.

Il sito Hagauguri e la relativa applicazione Facebook offrono a tutti la possibilità scegliere tra migliaia di varianti del classico “Il più sincero augurio per un buon Natale e un felice anno nuovo”. Basta un click per vedere il più standard dei messaggi natalizi trasformarsi in un augurio unico e irripetibile da inviare ad amici e collaboratori per strappare loro un sorriso.

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Ci sono auguri per tutti i gusti: per chi ama lo slang giovanile e per chi è appassionato di neologismi, per chi preferisce uno stile comico e per chi di Internet non può fare a meno. Scelto il proprio augurio, è sufficiente selezionare la modalità di condivisione: Facebook, Twitter, Google+, Pinterest o email.

Qualche esempio?

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È così che anche io voglio augurare a tutti voi “Il più condivisibile augurio per un retwittato Natale e un pinnato anno nuovo!”

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L’attività è stata ideata da Hagakure. Team del progetto: Art director Marco Tironi, copywriter Fabio Montalbetti, idea creativa, accounting e coordinamento progetto Vanessa Carmicino, Carola Cerritelli, Claudia Abbiati e Sergio Giussani, sviluppo Lorenzo Colarieti e Marco Mondadori. La direzione creativa è di Matteo Righi.

Con Haribo e Hagakure, a MM Cadorna, il primo progetto di “Station gummyfication”!

All’interno della nuova campagna e strategia di comunicazione di Haribo Italia, qualche settimana fa, abbiamo colto l’opportunità di utilizzare trenta spazi (manifesti, tornelli, gazebo, pavimentazioni, scale d’ingresso e scale mobili) prenotati da Haribo nella stazione MM Cadorna Milano.

E’ nato così il primo progetto di Station Gummyfication, la Station Domination di una delle stazione della metropolitana tra le più importanti di Milano, realizzata in modo decisamente originale.

Hagakure, l’agenzia di cui sono direttore creativo, ha proposto di utilizzare gli spazi in modo decisamente originale: trasformare tutta la segnaletica ATM in una rivisitazione a base di caramelle, le storiche caramelle Haribo.

Le indicazioni del capolinea della metro sono state ridisegnate con un font speciale Haribo e le pareti delle scale esterne sono state allestite con un logo MM1 fatto esclusivamente con caramelle di colore rosso (MM1 è la linea “rossa” milanese) e verdi dovendo segnalare la MM2 (la “verde”).

Il brand Haribo, conosciuto sul mercato come “La bontà che si gusta ad ogni età”, è diventato una bontà e felicità che si gusta in ogni luogo: per 45 giorni porterà infatti un pizzico di felicità nell’immaginario comune di tutti i viaggiatori.

Se volete far parte del progetto partecipativo legato all’iniziativa, fotograte la Gummyfication di Cadorna e postate le vostre foto su Instagram o Twitter con l’hashtag #haribocadorna o #haribo e le pubblicheremo nel sito di Hagakure.

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L’attività è stata ideata da Hagakure. Team del progetto: Art director Marco Tironi e Alberto Monti, copywriter Fabio Montalbetti, fotografia e postproduzione IppiStudio, strategist Michela Cimnaghi, accounting e coordinamento Marianna del Curto. La direzione creativa è di Matteo Righi. Coordinatore del progetto per Haribo Italia Daniele Calza, Marketing manager Haribo Italia Massimo Bullo.

Al via su Twitter l’operazione #lucianosfriends per sostenere e far conoscere la Fondazione Pavarotti.

In occasione del Luciano’s Friends (the talent goes on) il concerto del 6 settembre in memoria del grande tenore modenese, la Fondazione Luciano Pavarotti lancia un’iniziativa dal grande potenziale mediatico.

L’attività, che prevede il coinvolgimento di grandi personalità del mondo della musica, dello spettacolo e del jet set internazionale, si basa sull’utilizzo di Twitter e sull’invio di un kit (una T-Shirt Luciano’s Friends e un fazzoletto bianco uguale a quello che usava il Maestro durante le sue esibizioni).

Gli amici di Luciano, per partecipare all’iniziativa, vengono invitati a compiere due semplici gesti. Il primo, che ha come fine quello di far conoscere la Fondazione Luciano Pavarotti, è indossare la maglietta Luciano’s Friends e scattarsi una foto da condividere via Twitter. Il secondo è un modo originale per dare il via a una raccolta fondi in sostegno dei giovani talenti del mondo della lirica: autografare il fazzoletto bianco, simbolo della figura di Luciano Pavarotti, e rispedirlo alla Fondazione che provvederà a metterlo all’asta.

Per scoprire tutti i dettagli e i retroscena dell’iniziativa #lucianosfriends, seguite il sito della Fondazione www.fondazionelucianopavarotti.it e il canale Twitter @Fond_Pavarotti.

Le prime star che hanno twittato la propria fotografia: Lou Reed, Milly Carlucci, Alessandro Gassman, Alessandro Bergonzoni, Paolo Gerani, Pupi Avati, Grazia Verasani, Dolce & Gabbana, Fabio Fazio, Jeff Beck, Ligabue, Jovanotti, Giancarlo Giannini, Alessandro Benetton, Zucchero e Alberta Ferretti.

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L’attività è stata ideata da Hagakure, digital agency di Milano. Team del progetto: Marco Tironi (art director), Fabio Montalbetti (copywriter) e Barbara Boasso (community manager); la direzione creativa è di Matteo Righi.

“Doniamo.org”. Da oggi anche nel web la nuova campagna di Pubblicità Progresso per sensibilizzare alla donazione degli organi.

Un anno e poco più fa, sono stato coinvolto da Franco Moretti, in qualità di Presidente dell’ADC*E e mio storico mentore, alla realizzazione della nuova campagna sulla sensibilizzazione alla donazione degli organi. Non posso dimenticare la sua telefonata: “Matteo, abbiamo bisogno di fare qualcosa di nuovo, anche nel web, ci servi tu”. Potevo rifiutare?

Per la prima volta nella sua storia, la Fondazione Pubblicità Progresso, a quarant’anni di distanza dalla prima campagna dedicata alla donazione del sangue, ha voluto coinvolgere, anzichè le agenzie, un superteam di professionisti che si dedicassero alla causa, ognuno per il suo ramo di competenza.
Il giorno della prima riunione ho incontrato oltre al nuovo amico Alberto Contri (Presidente della Fondazione), anche i vecchi amici Andrea Concato e Roberto Fiamenghi e siamo stati nominati project leader. Non potevamo più tirarci indietro.

Ma che responsabilità! Saremmo riusciti a realizzare una campagna degna del tema nonostante gli impegni professionali, quello che io chiamo “il lavoro di giorno”? Saremmo riusciti a regalare la nostra professionalità a qualcosa in cui credevamo? Speravamo di si.

Quel giorno c’era anche il Professor Antonio Gasbarrini, Epatologo del Policlinico Gemelli di Roma e Presidente della Fondazione Fire, scintilla dell’intera operazione e una grande persona che ha saputo farci concentrare su quelli che sono i mille dubbi che ha un comune cittadino nei confronti della donazione. Per esempio: “Non è che mi espiantano gli organi e io non sono davvero morto?”, “Non è che i miei organi vengono venduti?”. E altre domande alle quali avremmo dovuto dare una risposta. Soprattutto quella di trovare il modo di convincere le persone a fare qualcosa mentre erano in vita, evitando ai nostri cari di prendere una decisione quando noi non ci saremmo stati più.

L’argomento era tra i più difficili da trattare, sia perché obbliga l’eventuale donatore a pensare alla propria possibile morte prematura, sia perché occorre fornire molte informazioni e poi perché – da ultimo – occorre anche aiutare a superare le barriere burocratiche alla formalizzazione della decisione di donare gli organi.

Grazie a un comitato scientifico che coinvolgesse la massima istituzione del Paese in questo campo, l’Istituto Nazionale Trapianti e l’AIDO, l’associazione di donatori più strutturata e presente capillarmente sul territorio nazionale siamo riusciti a evidenziare i problemi e a trovare soluzioni.

Le soluzioni evidenziate sono state quelle di convincere le persone a fare i passi necessari finché sono ancora in vita – per fare in modo che non siano i nostri cari a prendere la decisione in un momento davvero difficile per loro – e a sciogliere ogni dubbio a chi questa decisione la deve ancora prendere finché è ancora in vita.

Da questi concetti sono nati gli spot che state vedendo in TV, ma anche il sito di cui vi parlerò tra poco.

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Il sito www.doniamo.org costituisce la struttura portante della campagna (questo lo dice il comunicato, non certo io che l’ho studiato, Alberto Monti che lo ha disegnato o Andrea Concato che ha scritto testi eccelsi) ma è costruito in modo da facilitare un percorso guidato verso la auspicabile decisione che come avrete intuito è l’Adesione all’AIDO e al rilascio della tessera, l’unica cosa che libererà i nostri cari ad una decisione da prendere in un momento - che come ho già detto - potrebbe essere difficile.

Infatti, all’inizio compare la frase: “un sito per farsi domande, ottenere risposte, prendere una decisione”.  E per questo il sito è stato studiato come un percorso. Per primo ci sono le risposte alle F.A.Q. (le domande più frequenti) che non sono riportate come al solito per iscritto, ma con rapide interviste video girate in sala operatoria o in ospedale, fatte ad alcuni autorevoli chirurghi dei trapianti. Volevamo che fossero loro a fornirle, non certo noi che di lavoro facciamo la pubblicità. Tutte le video F.A.Q. le trovate qui.
Ad ogni risposta si propone – nel caso si sia convinti – di cliccare sul bottone che consente di scaricare il modulo di adesione all’AIDO con le indicazioni per ottenerla.

Ma se non basta questo a convincere le persone, viene proposto di guardare la campagna stampa e conoscere i testimonial che hanno già aderito alla campagna e all’AIDO come Claudia Gerini, Diego Della Valle, Concita De Gregorio, Lorenzo Sassoli De Bianchi, Caterina Caselli, scattati da due maestri della fotografia contemporanea: Chris Broadbent, uno dei più grandi maestri dello still-life e del ritratto, e Gerald Bruneau (già assistente di Andy Warhol). Tutte le campagne stampa le trovate qui. Altri ne verranno.

Da ultimo, se il visitatore non è ancora convinto, gli si chiede di inviare una mail con le sue perplessità o la richiesta di ulteriori delucidazioni, cui risponderanno degli esperti della materia. Ma siccome non credo che arriverete a questo punto e fi fiderete di me, iscrivetevi subito all’AIDO qui.

Ovvio che per fare tutto questo, oltre all’impegno di Pubblicità Progresso e all’ottimo lavoro di Marcella Colombo e Serena Izzo, c’è anche quello di Giovanni Bedeschi, Paola Ticozzi Valerio, del regista Claudio Gallinella di BedeschiFilm, del sound designer Matteo Milani di Green Movie, degli attori Giacomo De Cataldo e Pierpaolo D’Alessandro. Nonchè quello di Pacifico e Cristina Marocco che hanno concesso i diritti musicali e hanno cantato nella versione speciale realizzata per il film di “Tu che sei parte di me”, Sugar Music e Edizioni Curci per la buona volontà.

Paolo Pelizza, Tommaso Feraboli e Matteo Corbi hanno lavorato alle video F.A.Q. realizzando un lavoro lavoro con Postatomic e lo speaker Massi Rossi che ha anche realizzato il radio con il team di Eccetera qui.

Al sito hanno lavorato Simone Tolomelli (che ringrazio personalmente per la dedizione e la professionalità – anche se con lui ho parlato solo via Skype ma che abbraccerò alla prima occasione), Paolo Ainio e Andrea Santagata di Banzai Media.

Sicuramente chi ho dimenticato di ringraziare per questa meravigliosa esperienza potete trovarlo qui.

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Dall’inizio del progetto ho cambiato 2 agenzie: sono passato da Wunderman a Hagakure, ma entrambe le agenzie mi hanno dato carta bianca per portare avanti il progetto e per questo ringrazio chi mi ha dato la possibilità di farlo “nel lavoro di giorno”.

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Il Grande Venerdì di Enzo. Presente!

Il 4 maggio si terrà il primo Grande Venerdi di Enzo, l’appuntamento creato dall’Art Directors Club Italiano per far incontrare gli aspiranti pubblicitari ai direttori creativi e ricevere un consiglio sul proprio Portfolio a Milano e a Roma.

Il Grande Venerdì di Enzo è dedicato a Enzo Baldoni. Era sua consuetudine dedicare ogni venerdì pomeriggio all’incontro con i giovani aspiranti creativi che gli chiedevano un colloquio o un parere sui lavori e a questo ci siamo voluti ispirare.

L’elenco dei direttori creativi che hanno aderito (e i loro annunci) li trovate qui, oltre a maggiori informazioni. Ricordatevi però che l’evento è sold out, in quanto la quota di 120 adesioni a Milano e 60 a Roma, necessarie a garantire almeno 3 revisioni del portfolio da altrettanti direttori creativi, è già stata raggiunta come annuncia il Blog dell’ADCI (qui).

Un Benvenuto agli studenti che ce l’hanno fatta a prenotarsi e a chi incontrerò, agli altri consiglio di rimanere comunque in contatto con il Club attraverso Facebook (qui) o iscrivendosi nella categoria Studenti (qui).

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La foto me l’ha scattata Alberto Monti.